Le elettriche innovative della fine degli anni ‘50 (1957-196

Forum dedicato al mondo degli strumenti a corda
Avatar utente
TidalRace
Team Liutai
Team Liutai
Messaggi: 438
Iscritto il: 26/09/2012, 13:18
Località: Ancona

Le elettriche innovative della fine degli anni ‘50 (1957-196

  • Cita
  • Proponi su OK Notizie

Messaggioda TidalRace » 17/09/2014, 14:38

Immagine
Foto: pickup Gibson Burstbucker

Sicuramente una delle maggiori novità del periodo che riguardano le chitarre elettriche Gibson, fù l’introduzione del pickup humbucker creato da Seth Lover nel 1957. La novità era rappresentata dalla coppia di bobine avvolte in verso opposto, che annullavano i rumori dovuti alle interferenze esterne. Con una fila di sei poli fissi nascosti dalla copertura metallica, affiancata a un’altra fila di sei viti regolabili e fase magnetica opposta, era possibile regolarne anche l’emissione delle singole corde. Era nato il P.A.F. (Patent Applied For), primo di una lunga serie di pickup humbucker di casa Gibson, affiancando il precedente e rumoroso P90, capace però di una diversa timbrica dovuta alla sua natura single-coil e alla diversa costruzione. Nello stesso periodo anche Ray Butts stava lavorando a un prodotto simile per la Gretsch, chiamato Filter’Tron, perché probabilmente l’idea di pickup silenziosi era nell’aria e già realizzata su vari prototipi da altre persone. I nuovi pickup Gibson vennero montati sia sulle Electric Spanish cioè la serie ES, sia sul modello a corpo solido Les Paul nata nel 1952 con rifinitura Goldtop e due P90.
Immagine
Foto: pickup Gibson Burstbucker III
Immagine
Foto: Gibson Les Paul Custom 1957

Le nuove versioni furono la Les Paul Custom completamente nera a tre pickup P.A.F., la nuova Goldtop con solamente due di questi nuovi pickup che fu sostituita l’anno successivo dalla Standard con finitura Cherry Sunburst e sempre due pickup humbucker.

Immagine
Foto: pannello controlli Hofner Golden del 1959
Immagine
Foto: Hofner Golden del 1959-1960

Intanto in Europa nel 1959 la tedesca Hofner era una delle più importanti fabbriche di chitarre, in quanto ben presente sui maggiori mercati, compreso quello anglosassone, dove l’importatore Selmer le vendeva con un diverso nome rispetto all’anonima sigla originale. Il modello di punta, chiamato Golden, era realizzato sia a cassa stretta Thinline, sia alla normale altezza di una Archtop. La particolarità di questo modello era un’elaborata paletta ricca di intarsi e bindings, che si estendevano al manico e alla cassa. Quest’ultima era a una sola spalla mancante, molto arrotondata in finitura sunburst o natural e lasciava intravedere l’acero e l’abete del piano armonico. I particolari metallici come il ponte, erano placcati in oro per donarle maggior valore estetico, mentre la tastiera era realizzata in nobile ebano.
Immagine
Foto: interno controlli Hofner Golden del 1959

Un’altra caratteristica del marchio era l’originale basetta dei controlli tipica di fine anni ‘50, che racchiudeva due volumi e tre selettori, che servivano a tagliare le basse e le alte frequenze o il volume per passare dal livello dell’accompagnamento al solista con un click. Tale circuito sarà poi uniformato a quello di casa Gibson. Di questo modello vennero realizzate poche decine d’esemplari fino al 1962 e costavano in Inghilterra 100 sterline dell’epoca.

Immagine
Foto: Vega 1200 Stereo del 1959
Immagine
Foto: paletta Vega 1200 Stereo del 1959

Della Vega ne abbiamo già parlato a proposito degli amplificatori, ma già negli anni ‘30 produceva chitarre elettriche a cassa vuota con pickup al ponte simile al Rickenbacher. Nel 1959, la stereofonia conquistava sempre più spazio e marchi come Gibson e Gretsch cercavano di applicarli ad alcuni loro modelli di chitarra elettrica. Anche la Vega si impegnò in questo senso, creando un modello di chitarra particolare, la 1200 Stereo. Su una base di una normale archtop a singola spalla mancante erano installate dodici bobine singole, due per ogni corda, che andavano indirizzate a due distinti amplificatori, divisi tra le tre corde basse e le tre alte. Sulla chitarra era installato anche un tremolo elettronico. Naturalmente la separazione era netta tipica anche dei primi dischi stereofonici, i quali volevano enfatizzare la nuova frontiera dell’audio con una separazione estrema dei due canali, efficace ma poco naturale.

Immagine
Foto: Wandré Rock Oval
Immagine
Foto: Wandré-Davoli Cobra Bass

Tra le chitarre più eccentriche del periodo, citiamo quelle prodotte dalla Wandrè Pioli nata nel 1957 a Cavriago (Reggio Emilia), dalla fantasiosa mente del fondatore Antonio Pioli, con la collaborazione del marchio Davoli. Le forme esotiche, come pure i materiali usati e i colori sgargianti, incuriosivano molti chitarristi e bassisti, ma la vera novità era rappresentata dal manico in alluminio, molti anni prima che aziende come Kramer e Travis Bean le proponessero negli States.
Immagine
Foto: Wandré Brigitte Bardot
Immagine
Foto: Wandré-Davoli Scarabeo

Durante gli anni ‘60 furono distribuite anche in Inghilterra e negli Stati Uniti e sebbene molti dei circa 70.000 esemplari furono chitarre hollowbody, è spesso ricordato per le creazioni meno convenzionali.
Immagine
Foto: Wandré Bikini del 1960

Sono state definite sculture a forma di chitarre e tra i vari modelli vorrei citare la Bikini del 1960 con amplificatore e speaker incorporato. Pioli vendette la sua azienda nel 1970 per dedicarsi ad altro. E’ stata dedicata una mostra nel suo paese natale per il decennale della sua scomparsa avvenuta nel 2004.

Immagine
Foto: Burns-Weill Super Streamline del 1959
Immagine
Foto: paletta della Burns-Weill Super Streamline del 1959

Ultima in ordine cronologico perché nata nel 1960, la Ormston-Burns fu una delle prime case britanniche a costruire chitarre elettriche solid-body, avendo iniziato nel 1959 con la collaborazione di Henry Weill. Il nome Burns attraverso vari cambi di società è arrivato ai giorni nostri e nei primi anni ‘60 produceva strumenti di linee ricercate e appesantite da ingombranti battipenna spesso spezzato in varie parti e con un’elettronica in genere complessa.
Immagine
Foto: Burns Vibra-Artiste del 1960
Immagine
Foto: paletta della Burns Vibra-Artiste del 1960

Ho inserito questo marchio perché è stato sicuramente uno dei primi a produrre chitarre a 24 tasti non dotato di calcagno per una migliore accessibilità agli ultimi tasti, particolare che solo da pochi anni è di serie su alcuni modelli di fascia alta. Il modello in questione chiamato Artiste e successivamente Vibra Artiste è appunto del 1960.
Immagine
Foto: Burns Vibra-Artiste Trisonic del 1959

Una curiosità: la Les Paul del 1952 veniva venduta all’epoca a 210 dollari contro i 190 della rivale Fender Telecaster. L’esigua differenza di prezzo, vista la maggiore complessità di costruzione di casa Gibson, è molto probabilmente dovuto alla grande artigianalità dei primi modelli Fender, che ne facevano lievitare il prezzo.

Avatar utente
simoneb
Icona del Rock
Icona del Rock
Messaggi: 2406
Iscritto il: 23/09/2011, 12:40

Re: Le elettriche innovative della fine degli anni ‘50 (1957

  • Cita

Messaggioda simoneb » 17/09/2014, 15:44

grazie mille per l'impegno che continui ad infondere nel forum,anche se ogni tanto latito alla grande.....ma ogni volta che entro trovo qualcosa di interessante scritto da te....sei forte TidalRace :rock: :rock: :rock: :rock: :rock:

Avatar utente
andyfender
Amministratore
Amministratore
Messaggi: 4935
Iscritto il: 18/09/2011, 9:37

Re: Le elettriche innovative della fine degli anni ‘50 (1957

  • Cita

Messaggioda andyfender » 17/09/2014, 18:14

Eccezionale, semplicemente eccezionale!!! Sei bravissimo,ma lo sapevo da tanti anni. Volevo darti un 5 (in realtà meriteresti un 500!!) ma non funziona il sistema e l'ho segnalato ad Ares. Non appena lo rimetterà a posto non mancherò.Grazie mille. Come tutti gli altri che hai pubblicato me lo stampo:sono cose da conservare gelosamente.Complimenti veramente di cuore. Un abbraccio.A

Avatar utente
texx
Contributor
Contributor
Messaggi: 574
Iscritto il: 21/05/2012, 16:47
Località: Zianigo

Re: Le elettriche innovative della fine degli anni ‘50 (1957

  • Cita

Messaggioda texx » 18/09/2014, 18:26

simoneb ha scritto:grazie mille per l'impegno che continui ad infondere nel forum,anche se ogni tanto latito alla grande.....ma ogni volta che entro trovo qualcosa di interessante scritto da te....sei forte TidalRace :rock: :rock: :rock: :rock: :rock:
...faccio mie le parole di simoneb, :smile: :smile: :smile:

Avatar utente
TidalRace
Team Liutai
Team Liutai
Messaggi: 438
Iscritto il: 26/09/2012, 13:18
Località: Ancona

Re: Le elettriche innovative della fine degli anni ‘50 (1957

  • Cita

Messaggioda TidalRace » 18/09/2014, 18:50

Grazie a voi, cerco di scrivere su qualcosa di cui si conosce meno. Il titolo potrebbe non essere proprio corretto, ma non è facile trovarne sempre uno nuovo e originale. Certe innovazioni non hanno trovato applicazioni future, altre sono per lo più estetiche, ma è per non scrivere delle solite due marche che ormai si conosce tutto a memoria. Per esempio la Hofner non aveva modelli particolarmente innovativi, ma è stato anche un omaggio alla chitarra che ha amato di più mio padre quando suonava.

Avatar utente
Ares
Amministratore
Amministratore
Messaggi: 3144
Iscritto il: 17/09/2011, 21:22
Località: Sicilia
Contatta:

Re: Le elettriche innovative della fine degli anni ‘50 (1957

  • Cita

Messaggioda Ares » 03/10/2014, 11:00

Aggiunto in Topic in rilievo della sezione chitarre

  • Spazio pubblicitario

Commenta con Facebook

Torna a “Chitarre e derivati”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite